Il territorio

Curiosità

A Roma c'è anche "Via Cellino Attanasio"

Franco Di Marco, cellinese e visitatore del sito, ci ricorda che i numerosi immigrati abruzzesi residenti a Roma ne fanno la più grande città "abruzzese". Vent'anni fa, lo stesso Franco Di Marco e i rappresentanti di numerose famiglie cellinesi residenti a Roma  (Di Marco, Di Marzio, Ranalli Giuseppe, Ranalli Manfredi, Martino, Butinar, Misantoni, De Berardinis e altre) chiesero all'Ufficio Toponomastico del Comune di riconoscere questa presenza intestando a Cellino Attanasio una delle vie romane. L'Ufficio accolse la richiesta  e oggi a Roma, nella zona di Lunghezza, esiste Via Cellino Attanasio.

Goran Kuzminac a Cellino

Nel 2017 Cellino ha avuto come ospite Goran Kuzminac (1953-2018), medico e cantautore di origine Serba, noto per i suoi successi personali (come ad esempio Stasera l'aria è fresca, del 1978) e per le numerose collaborazioni con Francesco De Gregori, Angelo Branduardi, Grazia di Michele, Ron, Ivan Graziani e molti altri musicisti ancora.  L'esperienza invernale di Kuzminac a Cellino, in un'abitazione rimasta isolata per una settimana, senza elettricità, riscaldamento e telefono, a causa di un'intensa nevicata, è stata oggetto di un articolo di Avvenire pubblicato il 25 gennaio 2017.

Vico Rompicollo

A Cellino si può trovare anche questa via dal nome evocativo.
E non è difficile capire l'origine del nome, specie se si pensa a come poteva essere il vico prima della realizzazione della bella gradinata attuale

La croce
di San Francesco

Sullo stipite sinistro della porta della chiesa di San Francesco è incisa una croce che la tradizione attribuisce a San Francesco in persona, in visita a Cellino. Le cronache datano l'insediamento francescano al 1345, dopo la morte del santo (1226). La presenza di Francesco a Cellino nel 1345 sarebbe dunque impossibile. Ma l'attribuzione della croce potrebbe essere ugualmente corretta, ammettendo, come è possibile, che la chiesa di San Francesco derivi dal rifacimento di una chiesa francescana preesistente

Il cognome
Di Giosia

Nell'onomastica di Cellino è presente il cognome Di Giosia, molto diffuso nell'intero territorio teramano che fu feudo degli Acquaviva.
È possibile che si tratti di un retaggio anagrafico del famoso condottiero
del Quattrocento, derivante dalla consuetudine feudale di riconoscere i figli naturali concedendo loro il patronimico anziché il cognome. Giosia Acquaviva, 6° duca di Atri, morì di peste a Cellino il 22 agosto 1462 mentre era assediato da Matteo di Capua

Tommaso
da Cellino

Nell'Ottocento nacque una polemica su chi fosse il confratello di San Francesco biografo del santo e poeta, autore dei versi del Dies Irae. Era identificato con Pompeo Castiglione, figlio di Valesio signore di Cellino, che seguì il santo con il nome di  fra' Tommaso de Cellenum (Cellino).
Altri ritennero, senza prove decisive, che Cellenum dovesse leggersi Cellanum (Celano). Nel 1892 Vincenzo Balzano pubblicò nella Rivista Abruzzese un lungo articolo in cui difese l'origine cellinese di fra' Tommaso

Miguel
de Cervantes

Tra gli antichi ospiti di Cellino si annovera anche Miguel de Cervantes Saavedra (1547-1616), l'autore del Don Chisciotte della Mancia. Nel 1570 il giovane Cervantes fuggì dalla Spagna in Italia perché accusato di avere ferito un nobile, reato per il quale rischiava il taglio della mano destra. Giunto in Italia trovò impiego presso la corte di Giulio Acquaviva, conosciuto a Madrid e appena nominato cardinale, e lo seguì nei suoi numerosi spostamenti ad Atri, a Cellino e negli altri possedimenti del Teramano

Vita movimentata

Nato a Cellino nel 1800, a soli sette anni Rocco Rubini perse il padre, Settimio Maria Rubini, ucciso nel bosco di Monteverde da una banda di briganti. Due anni dopo Rocco perse anche la madre, Maria Antonia Cristofari. Con i fratelli Camillo e Cristoforo fu accolto a Teramo in casa dello zio paterno. Nel 1828 si recò a Napoli dove, grazie alle conoscenze acquisite a corte come medico, riuscì ad impedire l'impiccagione del fratello Cristoforo, arrestato come sovversivo. Poco dopo Rocco perdette la moglie, Doralice Rossi di Mosciano, che aveva sposato nel 1832. Trasferitosi a Napoli nel 1839, nel 1848 Rubini seguì la principessa Cristina di Belgioioso a Milano, dove partecipò alle Cinque Giornate. Tornato a Napoli fu arrestato dalla polizia borbonica, che gli confiscò manoscritti e libri. Fu scarcerato solo grazie all'intervento del fratello di re Ferdinando II, il principe Leopoldo di Borbone, del quale Rubini aveva curato con successo la consorte, Maria Vittoria di Savoia

Briganti abruzzesi in una litografia di Hjialmar Morner (1850)
Cristina Trivulzio di Belgioioso ritratta da Hayez
Leopoldo di Borbone
Maria Vittoria Filiberta di Savoia Carignano

Il Prefetto Attanasio

Il nome storico di Cellino fu cambiato in Cellino Attanasio con Regio Decreto 28 giugno 1863 n. 1426, in recepimento di una delibera del consiglio comunale di Cellino del 20 settembre 1862.
Ad imporre il nuovo nome a Cellino fu in realtà il neo-prefetto di Teramo Nicola Attanasio, in carica dal giugno 1862 al giugno 1863. Secondo prefetto dopo l'annessione dell'Abruzzo al Regno d'Italia, Attanasio esercitò anche così l'enorme potere di cui era investito, imponendo il proprio nome ad un  comune. Due anni dopo, decaduto dalla carica il prefetto Attanasio, il Consiglio comunale tentò di cambiare nuovamente il nome del comune in Cellino del Vomano, ma non ebbe successo

Ebrei a Cellino

Nella prima metà del Cinquecento esisteva a Cellino una comunità ebraica che svolgeva, su concessione della Curia Regia, attività di mercanzia e di prestito. I documenti dell'epoca ricordano due esponenti di questa comunità: Deodato di Emanuele de Cellino e Lazaro di Guglielmo de Cellino. Il primo compare in un atto del 1535 in cui gli ebrei del Teramano conferiscono un mandato per negoziare un prestito volto a pagare la concessione di 5.000 ducati richiesta dalla Curia Regia per continuare ad esercitare le loro attività. Il secondo compare in un atto del 1549 recante una protesta presso la Camera Papale per un'ammenda pecuniaria inflitta agli Ebrei del Teramano

Epidemie e tasse

Durante e dopo il Medioevo la popolazione di Cellino era regolarmente censita allo scopo di riscuotere il "focatico", imposta che colpiva ogni singolo focolare domestico, indipendentemente dal numero e dal reddito dei familiari. Nell'anno 1443 a Cellino si contavano 189 focolari. Circa un secolo dopo, nel 1532, soprattutto a causa delle ricorrenti epidemie di peste, i focolari si erano ridotti a 167. Era l'epoca in cui i signori feudali temevano le epidemie di peste certamente per la loro pericolosità, ma anche per l'effetto che avevano sulla riscossione delle imposte e sulla produttività delle colture, a causa della riduzione del numero delle famiglie e della forza lavoro

Busto di Giulio Cesare (Roma, Musei Vaticani)

Giulio Cesare
in Abruzzo

Nel 49 a.C. Giulio Cesare si diresse in armi verso Roma per rivendicare i diritti che il senato e Pompeo gli negavano. Con la XIII legione, attraversò il Rubicone, confine che nessuno poteva varcare in armi. Da Rimini Cesare raggiunse e conquistò Corfinium (Corfino) lungo la Via Valeria, passando per Firmium (Fermo), Asculum (Ascoli) e Interamnia (Teramo). L'attraversamento dell'Agro Piceno è illustrato nel film "Decumano Maximo" di Alessio Consorte

I popoli e la rete viaria della Regio IV in età augustea (Giovanni De Santis, La Via degli Abruzzi nella struttura viaria della regione, Semestrale di studi e ricerche di Geografia, Roma - XXVIII, Fascicolo 2, luglio-dicembre 2016) 

Auximo Caesar progressus omnem agrum Picenum percurrit. Cunctae earum regionum praefecturae libentissimis animis eum recipiunt exercitumque eius omnibus rebus iuvant

Cesare, uscito da Osimo, attraversa tutto l'Agro Piceno. Tutte le prefetture di quella regione lo accolgono con grande entusiasmo e danno ogni sorta di aiuto al suo esercito

(De Bello Civili, I-15)

Il "leoncavallo" nello stemma
degli Acquaviva

Uno stemma degli Acquaviva nella versione più antica, priva delle insegne degli Aragona, e datato 1646 è posto su una facciata del borgo.
Non avendone mai visto uno, lo scalpellino rappresentò il leone con il muso equino